Il monachesimo

Alla fine del 3° secolo in Egitto aveva avuto origine il MONACHESIMO, un modo particolare di vivere il Cristianesimo che si era poi rapidamente diffuso in tutto l’ Impero. Questo nome deriva dalla parola greca  mònos “solitario”, perché alcune persone, (dette percio’ monaci) si ritiravano in luoghi isolati per dedicarsi esclusivamente alla preghiera e alla meditazione, ispirandosi all’esempio di alcuni profeti biblici e anche a quello dato da Cristo stesso, quando si era ritirato a pregare nel deserto. I monaci vivevano in assoluta povertà anzi, per penitenza spesso si imponevano anche pesanti disagi fisici.

Alcuni monaci sceglievano la totale solitudine in luoghi isolati e selvaggi, altri invece si riunivano in gruppi per formare una comunità simile a quella degli apostoli;spesso si raccoglievano attorno a qualche monaco particolarmente devoto e saggio per seguirne l’esempio e raccoglierne gli insegnamenti.            

 

La funzione storica dei monasteri benedettini

Nel 5° secolo ,500 anni dopo la loro fondazione,i monasteri benedettini erano diventati centinaia ed erano ormai sparsi in tutta l’ Europa occidentale. La loro prodigiosa moltiplicazione rivestì un’ importanza vitale nei secoli del Medioevo. Innanzitutto essi svolsero una fondamentale funzione economica. Infatti erano dei veri e propri centri di produzione in grado di nutrire non solo i monaci, ma anche una grande quantità di bisognosi. La loro organizzazione faceva si che i loro campi e i loro allevamenti rendessero molto di più di quelli della maggior parte dei proprietari romani o germanici. I Monasteri svolsero poi un’altissima funzione sociale. Non solo facendosi monaci un enorme quantità di giovani venivano sottratti alla fame e ai pericoli e trovavano una nuova famiglia, ma i monasteri benedettini furono per molto tempo gli unici centri sicuri di ospitalità dell’intero continente. Tra le loro mura trovavano vitto e alloggio i viandanti e i pellegrini provati dai lunghi viaggi a piedi. Quanto alla funzione culturale ti basti ricordare che i monasteri erano contemporaneamente scuole, biblioteche e “aziende editoriali”, dove decine di monaci copiavano preziosi manoscritti che altrimenti sarebbero andati perduti e li ornavano di splendide miniature. Le miniature sono una delle poche fonti illustrate di quest’ epoca e ne sono state usate moltissime per documentare la vita di quei secoli lontani. Ma veniamo alla funzione politica. Con il loro stile di vita ineccepibile, i monaci di san Benedetto si attirarono presto la stima e la venerazione dei guerrieri germanici. Questi uomini rudi, che fin da bambini passavano la vita tra gli esercizi militari, le battute di caccia e le battaglie, spesso , arrivati alle soglie della vecchiaia, sentivano il bisogno di sottrarsi alle violenze del mondo. Allora prendevano la via del monastero, gli donavano molti dei loro beni e vi si ritiravano in preghiera. Quasi tutti erano uomini illustri; la loro scelta veniva commentata nelle grandi famiglie germaniche e le avvicinava sempre di più alla chiesa e ai suoi insegnamenti di moderazione.

Chiostro

Coro dei monaci

Farmacia monastero

 

 

 

Interno Monastero

Monastero

Refettorio

 

 

 

La regola benedettina

Benedetto   morì nel 543 e fu poi fatto santo. I suoi monaci, i benedettini, intanto erano diventati molto numerosi. A loro il fondatore aveva dato una regola, ispirata a  una disciplina rigorosa ma moderata da una comprensione delle necessità dello spirito e del corpo. La grande novità, rispetto al profonda monachesimo degli eremiti orientali, risiedeva nella formula che costituiva il fondamento della regola: ora et labora, cioè “ prega e lavora”; con questa espressione Benedetto voleva sottolineare che un monaco doveva servire Dio non solo pregando ma anche provvedendo a se stesso e agli altri. Benedetto aveva una sorella amatissima, Scolastica, che lo seguì nell’esperienza monastica e fondò un monastero femminile accanto a quello del fratello.

 

La giornata di un monaco

 

La giornata di un monaco benedettino cominciava alle 2 di notte, quando la campana del convento annunciava il mattutino. I monaci uscivano dai dormitori e si recavano nel coro, la parte della chiesa riservata alla preghiera che avveniva sotto forma di canto. Essa era l’attività primaria dei monaci, quella che  Benedetto chiamava in latino Opus Dei, “ lavoro di Dio” Alle 4 dopo 1 ora di riposo, i monaci si dividevano secondo le loro mansioni. Alcuni si recavano nei campi a lavorare la terra, altri nelle stalle, altri a costruire nuove ali per il convento, a cucinare o a fare riparazioni. C’erano anche gli erboristi che preparavano medicine nella farmacia. Gli amanuensi, invece, si chiudevano nello scrittorio dove copiavano a mano  testi sacri e libri antichi. Molti di loro erano anche abili miniatori, cioè autori di illustrazioni a base di minio (un colore rosso) per decorare i codici di pergamena. Verso l’una il lavoro era già stato interrotto due volte per cantare in chiesa ma a quell’ ora la campanella annunciava il pranzo a base di verdure, pane, frutta a volte pesce; la carne era proibita. Si mangiava nel refettorio,in perfetto silenzio,mentre uno dei monaci leggeva testi sacri. Dopo pranzo i monaci riposavano passeggiando nel chiostro, il cortile costruito intorno al pozzo e circondato da un porticato coperto. Quindi passavano altre ore al lavoro fino alle vespro. Seguivano una cena frugale, la compieta, la preghiera che chiudeva la giornata. I monaci si ritiravano infine a dormire su giacigli di paglia ma alle 10 di sera si svegliavano per recitare il notturno. Quindi dormivano fino alle 2 e tutto ricominciava.

 

L’obbedienza

 

L’abate, cioè il padre superiore, eletto dai monaci stessi, doveva essere sempre obbedito senza obiezioni        ritardi. Attraverso l’obbedienza,infatti, ogni monaco avrebbe coltivato la virtù dell’umiltà, essenziale per la sua salvezza eterna. Non era permessa nessuna forma di proprietà personale e non si potevano ricevere lettere dai genitori senza il permesso dell’abate. Una regola ferrea imponeva il silenzio e ben raramente  ai monaci veniva permesso di scambiare qualche parola